I Miniracconti di MultiLex – “PAUSE IN LINGUA”

“PAUSE IN LINGUA”

Ritrasse il fucile con la canna fumante e cambiò posizione. Era stato attento, ma i sopravvissuti avevano sicuramente capito da che direzione proveniva la pallottola.

Mentre si spostava, il soldato estrasse il libro dalla tasca interna della giubba. Non conosceva il francese, ma come passatempo leggeva quelle parole per lui per lo più incomprensibili, come attendendo una sorta di illuminazione che, guarda caso, negli ultimi giorni si era fatta sempre più frequente. Insieme all’alcol quello era il suo unico passatempo durante i giorni di missione.

I comandi gli arrivavano direttamente dal satellite, con la posizione del nuovo bersaglio e il percorso più veloce per arrivarci. Il cecchino eseguiva prontamente gli ordini, colpiva il bersaglio e poi effettuava una manovra evasiva prima di riposarsi.

Riusciva a scandire le sue giornate senza l’ansia di tornare a casa, confezionandosi un ambiente ovattato su cui poter contare.

In questo rientrava la lettura del libro in lingua originale: era un vezzo, e i vezzi possono essere soddisfatti solo quando abbiamo l’illusione che non ci manchi nient’altro.

Il fuciliere aprì il libro e si sedette in un angolo riparato a leggere, in attesa di un nuovo ordine che, sapeva, non sarebbe arrivato a breve.

Molte parole gli erano diventate familiari, e spesso si fermava a pensare che le lingue straniere si imparano come sì è imparata la lingua madre: leggendo, parlando, ascoltando e scrivendo nel linguaggio che si voleva imparare.

Una volta tornato a casa, gli sarebbe piaciuto iscriversi a lingue, o almeno perfezionare il francese. Una volta che la guerra fosse finita, avrebbe fatto qualcosa per diventare interprete, o traduttore.

Inaspettatamente, il segnale di un nuovo ingaggio si accese sulla visiera del casco. Il soldato non se lo aspettava così presto, ma mise subito da parte il libro e restò in ascolto. Dagli auricolari partì la voce della sua compagna in remoto.

“Daniel, c’è del lavoro”, disse Arya col suo forte accento portoricano.

“Tre miglia a nord, possibile visuale a 2,5 miglia” continuò la voce. “Un po’ troppo vicina come visuale, Arya”, rispose Daniel. “Non ho di meglio, mi dispiace”, disse Arya mentre le immagini satellitari cominciavano a profilarsi sulla visiera dell’elmetto.

Il cecchino si alzò sgranchendosi. Avrebbe camminato per un po’ per paesaggi quasi lunari di rovine.
Doveva affrontare un pendio per arrivare al punto di visuale, ma il bersaglio sarebbe stato mezzo miglio più in basso, anche se il fucile poteva coprire distanze ben maggiori con un’eccezionale precisione.

Arrivato alla posizione trovò un riparo dietro delle macerie, dalle quali fece sporgere la canna dell’arma mimetizzata con degli stracci. Chiese conferma del bersaglio e fece fuoco.

Era ora di tornare al francese.

di Silvio Di Monaco