Come recuperare un credito da un debitore: una guida semplice per imprenditori

Recuperare un credito da un debitore può essere un processo stressante, soprattutto se non si ha familiarità con i passaggi da seguire. Se sei un imprenditore che deve riscuotere un pagamento in sospeso, è importante sapere quali azioni intraprendere per aumentare le tue possibilità di successo.

Ecco una guida semplice per aiutarti a destreggiarti in questo processo.

1. Ricorda le tempistiche al debitore

Il primo passo da fare è inviare un promemoria amichevole al debitore. Spesso, un semplice sollecito può bastare a risolvere la situazione. Puoi inviare una email o fare una telefonata, ricordando al debitore che il pagamento è scaduto e specificando l’importo dovuto e la data di scadenza. Il contenuto della email potrebbe essere il seguente:

Gentile (Nome del Debitore),

Desideriamo portare alla Sua attenzione una questione di reciproca correttezza e trasparenza che riteniamo di fondamentale importanza nel quadro della nostra collaborazione.

Come saprà, nel corso delle nostre interazioni, la nostra azienda ha sempre agito con la massima serietà e puntualità, adempiendo agli impegni presi con correttezza e professionalità, nel pieno rispetto delle norme e delle buone pratiche che regolano il nostro contesto economico.

Alla luce di questo, ci permettiamo di ricordarLe che risulta ancora in sospeso il saldo relativo a [specificare la natura del credito, ad esempio: “la fornitura di beni”, “la prestazione del servizio di”, ecc.] per un importo totale di…, che ad oggi risulta ancora non corrisposto, sebbene siano scaduti i termini concordati.

Comprendiamo che possano esistere momentanee difficoltà economiche che potrebbero aver ritardato il pagamento. In tal caso, siamo a disposizione per discutere insieme una soluzione che possa venire incontro a entrambe le parti. Tuttavia, ci preme sottolineare che un ulteriore ritardo o il mancato saldo di questo credito potrebbe comportare conseguenze significative anche per la nostra attività, pregiudicando la sostenibilità e la continuità dei servizi che ci impegniamo a garantire con la massima dedizione.

Siamo certi che, con la consueta correttezza che ha sempre caratterizzato la Sua attività, sarà possibile trovare un accordo che soddisfi entrambe le parti e che possa preservare il rapporto di fiducia e collaborazione che ci ha sempre legati.

In attesa di un Suo gentile riscontro, Le porgiamo i nostri più cordiali saluti, rimanendo a Sua disposizione per qualsiasi chiarimento o necessità.

Data e luogo

Nome e titolo/funzione all’interno dell’azienda

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2. Invia una Lettera di Messa in Mora

Se il primo contatto non porta risultati entro una decina di giorni, è il momento di inviare una lettera di messa in mora. Questa è una comunicazione formale in cui richiedi il pagamento entro un certo termine (di solito 7-15 giorni). Nella lettera, chiarisci che, in caso di mancato pagamento, ti riserverai il diritto di agire legalmente per recuperare il credito.

Questa lettera serve come prova che hai tentato di risolvere la questione in modo amichevole prima di procedere con azioni legali. Si consiglia l’invio di detta diffida via pec. Di seguito un esempio di come potrebbe essere impostata.

Oggetto: Diffida e Messa in Mora

Gentile (Nome del Debitore),

Con riferimento alla nostra precedente comunicazione del …., nella quale Le veniva richiesto il pagamento dell’importo di….. relativo a [specificare la natura del credito, ad esempio: “la fornitura di beni”, “la prestazione del servizio di”, ecc.], prendo atto con rammarico che non abbiamo ricevuto alcun riscontro da parte Sua.

Considerando l’assenza di una Sua risposta e il persistere dell’inadempimento dell’obbligo di pagamento, siamo costretti, nostro malgrado, a procedere con la presente diffida e messa in mora.

La diffidiamo formalmente a provvedere al pagamento dell’importo dovuto entro e non oltre il termine di [inserire un termine ragionevole, es. 7 o 15 giorni] dalla ricezione della presente.

Desideriamo, inoltre, ricordarLe che, ai sensi dell’articolo 5 del Decreto Legislativo 231/2002, che regola i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, per ogni giorno di ritardo rispetto alla scadenza pattuita, è applicabile un tasso di interesse di mora molto elevato, determinato sulla base del tasso di riferimento maggiorato di 8 punti percentuali. Tale norma, pensata per tutelare la regolarità delle transazioni commerciali, comporterà inevitabilmente un aggravio significativo degli importi dovuti in caso di ulteriore ritardo.

In assenza di un saldo integrale dell’importo entro il termine indicato, ci vedremo costretti a tutelare i nostri diritti nelle sedi giudiziali competenti, con il conseguente addebito di ulteriori spese e interessi a Suo carico.

Restiamo comunque disponibili a valutare eventuali soluzioni bonarie qualora vi fossero oggettive difficoltà da parte Sua, purché vengano tempestivamente comunicate. Tuttavia, non possiamo ulteriormente tollerare il protrarsi di questa situazione, che sta arrecando un danno significativo alla nostra attività.

In attesa di un Suo immediato riscontro, La invitiamo a considerare la gravità di quanto esposto e ad agire con la massima urgenza.

Distinti saluti,

Data e luogo

Nome e titolo/funzione all’interno dell’azienda

Email

Telefono

3. Considera la Negoziazione

Se il debitore si trova in difficoltà finanziarie, potrebbe essere utile negoziare. Puoi proporre un piano di pagamento rateizzato, uno sconto sull’importo totale (ma solo se il pagamento viene effettuato in una soluzione unica), oppure valutare se accettare una sua proposta. Questo approccio può essere vantaggioso per entrambe le parti, permettendo al debitore di pagare senza sovraccarichi e a te di recuperare almeno una parte del credito senza ulteriori ritardi.

Al fine del buon esito della trattativa, in caso di rateizzazione non verranno applicati gli interessi legali.

ESEMPIO

A fronte di un debito di € 5.000,00 si potrebbe accettare:

1) una rateizzazione di € 1.000,00 mensili sino alla definizione del debito;
2) un saldo e stralcio di € 4.000,00 da versare in un’unica soluzione a 10 giorni dalla conclusione dell’accordo.

Nel primo caso l’oggetto del bonifico sarà: “rata n. 1 con residuo di € … vs. rif. fattura n. …”

Nel secondo caso l’oggetto del bonifico sarà: “definizione a saldo e stralcio debito su fattura n. …”

4. Valuta l’Azione Legale

Se nessuna delle opzioni precedenti ha funzionato, potrebbe essere il momento di considerare un’azione legale. Questa può sfociare in un decreto ingiuntivo, che è un ordine del tribunale che obbliga il debitore a pagare. Prima di procedere, consulta un avvocato per capire i costi e i tempi dell’azione legale, nonché le probabilità di successo.

4.1. Cos'è il decreto ingiuntivo?

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento emesso da un giudice che obbliga una persona (chiamata “debitore”) a pagare una somma di denaro a un terzo (chiamato “creditore”). Questo tipo di decreto si utilizza, tra le altre cose, quando il creditore ha diritto a una somma di denaro che il debitore non ha ancora pagato, e serve per far valere rapidamente tale diritto senza dover passare per un lungo processo.

4.2. Quando si può richiedere un decreto ingiuntivo?

Puoi richiedere un decreto ingiuntivo al giudice se sei un creditore e:

– Hai un diritto “1. certo, 2. liquido e 3. esigibile”. Questo significa che devi avere: 1) prove chiare (come fatture, contratti, o cambiali) che dimostrano che il debitore ti deve 2) una somma precisa di denaro e che 3) il debito è scaduto, cioè il pagamento è già dovuto e non c’è bisogno di attendere ulteriormente.

– Il debitore non ha ancora pagato, cioè hai sollecitato il pagamento, ma il debitore non ha risposto o si è rifiutato di pagare.

4.3. Come si richiede un decreto ingiuntivo?

Per ottenere un decreto ingiuntivo, il creditore deve presentare una richiesta (chiamata “ricorso”) al Giudice. In questo ricorso, bisogna spiegare:

– Chi sei (creditore) e chi è il debitore;

– Qual è la somma dovuta;

– Perché il debitore ti deve questa somma (ad esempio, un contratto o una fattura);

– Che prove hai per dimostrare che il debito è reale e immediatamente esigibile.

Il Giudice, esaminando le prove, può decidere di emettere il cd. decreto ingiuntivo, che obbliga il debitore a pagare entro un certo termine, di solito 40 giorni.

Detta regola subisce eccezioni in alcuni casi specifici previsti dalla legge, disciplinati dall’art. 642 c.p.c.: il giudice potrebbe emettere un provvedimento dotato di efficacia immediata (il cosiddetto Decreto Ingiuntivo provvisoriamente esecutivo), prima che il debitore possa opporsi, concedendo così la possibilità al ricorrente di procedere subito con un’esecuzione forzata, senza dover attendere i 40 giorni.

Detta ipotesi potrebbe ricorrere, ad esempio, se:

– il credito è fondato su cambiali o assegni bancari;

– sussiste ricognizione di debito contenuta in una scrittura privata (cioè, il debitore ha ammesso il debito per iscritto);

– il creditore dimostra che un ritardo nel pagamento gli potrebbe costare un grave pregiudizio; oppure

– a seguito di opposizione al decreto ingiuntivo non provvisoriamente esecutivo, incardinatosi il relativo processo, il giudice ravvisi, già alla prima udienza, la manifesta infondatezza dell’opposizione.

4.4. Cosa succede dopo il decreto ingiuntivo?

Una volta emesso il decreto ingiuntivo e portato a conoscenza del debitore, tramite una procedura di notifica, che sarà effettuata dall’Avvocato incaricato o dall’Ufficiale Giudiziario, quale parte integrante del procedimento giudiziale che ha portato all’ottenimento del titolo (decreto ingiuntivo), il debitore ha 40 giorni per:

– Pagare la somma dovuta;

– Opporsi al decreto se ritiene che non sia giusto. In questo caso, si apre un vero e proprio processo, nel corso del quale il Giudice approfondisce le ragioni delle due parti e, all’esito, decide se il decreto è valido, dando ragione al creditore, oppure se vi sono ragioni (ad esempio l’avvenuto adempimento del debitore) per revocarlo;

–  Ignorare il decreto: se il debitore non paga e non si oppone, il decreto diventa definitivo e il creditore può chiedere l’esecuzione forzata, cioè l’intervento del Giudice per recuperare la somma dovuta, ad esempio pignorando beni (come i conti correnti, i redditi da lavoro dipendente o da pensione o gli immobili di proprietà) del debitore.

Qualora il debitore sia un’impresa in difficoltà finanziarie, il creditore può partecipare ad una cd. “procedura concorsuale” come la liquidazione giudiziale (in passato definita “fallimento”) o il concordato preventivo, per cercare di recuperare almeno una parte del credito, secondo priorità stabilite dalla legge, dettate dalla natura del proprio credito.

Se hai bisogno di assistenza, sappi che noi di MultiLex aiutiamo imprese creditrici da anni a recuperare il loro credito. Contattaci e valuteremo insieme il tuo caso.

5. Mantieni la Calma e la Professionalità

Durante tutto il processo, anche prima dell’eventuale giudizio, è fondamentale mantenere la calma e la professionalità. Evita di minacciare o fare pressioni sul debitore, poiché questo potrebbe peggiorare la situazione, inasprendo ulteriormente i rapporti. Inoltre, tali pressioni/minacce potrebbero prestare il fianco a cause di natura penale, che potrebbero rallentare ulteriormente il recupero del tuo credito.

6. Conclusioni

Recuperare un credito può essere un processo complesso, ma seguendo questi passaggi potrai aumentare le tue possibilità di successo. Inizia sempre con un approccio amichevole e, solo se necessario, passa a misure più drastiche. In ogni caso, non dimenticare che è possibile trovare una soluzione pacifica e soddisfacente per entrambe le parti. Se hai dubbi o difficoltà, non esitare a consultare un legale o un’agenzia come MultiLex.

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