Richiesta di risarcimento dei danni per irragionevole durata del processo (Legge Pinto)

La Legge 24 marzo 2001, n. 89, c.d. “Legge Pinto”, ha introdotto nel sistema normativo italiano un procedimento volto ad ottenere il risarcimento dei danni, patrimoniali e non, derivanti dall’irragionevole durata del processo, mediante una domanda di equa riparazione.

Il procedimento delineato dalla Legge Pinto si applica a tutti i seguenti procedimenti, indipendentemente dal grado in cui si concludono:

  1. controversie civili;
  2. procedimenti penali;
  3. procedimenti amministrativi;
  4. procedimenti tributari;
  5. procedure fallimentari.

*a cura degli Avvocati Davide Di Monaco e Serenella Passaretti

1) Quali sono i presupposti per la domanda di equa riparazione del danno?

  • l’irragionevole durata del processo;
  • l’attuazione dei rimedi preventivi individuati all’art. 1-ter della Legge Pinto;
  • l’esistenza di un danno;
  • il nesso causale tra l’irragionevole durata del processo ed il danno;
  • la mancata adozione, da parte del richiedente, di comportamenti destinati a rallentare il processo per cui si richiede il risarcimento.

In merito alla ragionevole durata del processo, la Legge Pinto afferma che si considera rispettato il termine ragionevole se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, due anni in secondo grado e un anno nel giudizio dinanzi alla Corte di Cassazione (e tre anni per l’esecuzione forzata).

Comunque, si considera rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni, anche ove la durata dei singoli gradi sia stata superata.

2) Quali danni possono essere risarciti ai sensi della Legge Pinto?

Danni patrimoniali e non.

Per il danno patrimoniale, il richiedente deve dimostrare che la perdita economica o il mancato guadagno siano conseguenza diretta e immediata della durata troppo lunga del procedimento.

Per il danno non patrimoniale, invece (si pensi a conseguenze psicologiche come stati d’ansia o stress), la prova è invece data dall’accertamento della violazione della durata ragionevole del processo.

3) Presentazione della domanda

La domanda di equa riparazione deve essere presentata con ricorso al Presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il Giudice dinanzi al quale si è svolto il primo grado del processo presupposto (ai sensi dell’Art. 3, comma 1 della Legge Pinto), entro 6 mesi dalla data di definizione del processo oppure da quella in cui il giudicato è divenuto irrevocabile.

Oltre ai consueti elementi necessari alla sua ammissibilità (notifica, firma dell’atto, petitum, causa petendi ecc.), il ricorso deve altresì contenere copia autentica dei seguenti documenti:

  • atti del procedimento rispetto al quale si sostiene che si sia verificata la violazione (citazione o ricorso; comparse, memorie);
  • verbali di causa e provvedimenti del giudizio;
  • provvedimento di definizione del giudizio, se concluso con sentenza o ordinanza irrevocabile.

4) E se il giudizio si è concluso in Corte di Cassazione?

I documenti di cui al punto precedente possono essere ritirati, solo di persona, all’Archivio della Corte di Cassazione.

Prima della pandemia, ci si poteva presentare in Cassazione senza appuntamento, si compilava il modulo di richiesta atti e documenti, si lasciava il numero di telefono e l’Archivio ti chiamava per dirti sia il costo delle marche sia quando potevi andare a ritirare i documenti.

A causa della pandemia, sono cambiate le regole. È necessario inviare una richiesta via PEC a archiviogeneralecivile.cassazione@giustizia.it per richiedere un appuntamento e gli atti che ti servono, allegando sia copia del tesserino che l’eventuale delega/procura. A questo punto, devi attendere che l’Archivio ti risponda per dirti sia il costo delle marche da portare con te (qui trovi la tabella dei diritti di copia della Corte di Cassazione, solo il ritiro del fascicolo di parte è gratuito) sia quando puoi andare a ritirare i documenti. I tempi di consegna sono, mediamente, di 30 – 45 giorni. Quando ritirerai, avrai cura di portare con te l’originale sia del tesserino che della eventuale procura/delega.

5) Ritiro in Corte di Cassazione

Prima di dirigerti in Cassazione, ricorda di portare le marche richieste e l’originale sia del tesserino che della eventuale procura/delega.

Come noto, la Corte La Corte di Cassazione si trova a Roma, in Piazza Cavour. All’entrata principale, vi sono due ingressi: uno dedicato agli avvocati e magistrati (a destra) e uno ai visitatori (a sinistra). Una volta varcato l’ingresso a te dedicato, troverai un metal detector con relativo nastro, per i controlli di sicurezza. Se sei avvocato, al passaggio, dovrai anche mostrare il tesserino di riconoscimento del tuo Ordine.

Una volta superati i controlli, all’entrata gira a sinistra, poi la prima a destra, la prima a sinistra e, dopo il tabacchi, gira a destra e subito dopo prendi la prima a destra.

Troverai una porta, oltre la quale c’è un atrio e uno sportello.

Essendoti prenotato tramite PEC, dovrai solo ritirare, presentandoti al funzionario allo sportello.

Se hai bisogno di assistenza per ritirare fascicoli in Corte di Cassazione per la Legge Pinto, ci pensiamo noi per te.

Possiamo anche richiedere copie di Sentenze della Corte di Cassazione e depositare/iscrivere Ricorsi e Controricorsi.

Siamo avvocati. Contattaci!

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