I Miniracconti di MultiLex – “LA PAROLA INTRADUCIBILE”

“LA PAROLA INTRADUCIBILE”

Il rumore del caffè che usciva dalla moka automatica era diventato la sua sveglia, da quando Joshua era partito.

La loro relazione era sovente intervallata dai lunghi viaggi di lui ma Miriam, oltre a farsene una ragione, era riuscita a costruire un suo equilibrio che prevedeva queste pause di amore a distanza.

Tra i suoi pensieri, uno in particolare la attanagliava: come sarebbe continuata la loro storia, la loro quotidianità, qualora Joshua avesse fatto ritorno a Roma in pianta stabile?

Come lei, avvocato affermato, anche il suo compagno aveva fatto della sua passione un lavoro, ed era continuamente alle prese con l’esplorazione di luoghi in cui poter incontrare le ultime tribù di tradizione orale.

Proprio quel giorno Joshua sarebbe stato di ritorno dalla Terra del Fuoco, e finalmente si sarebbero rivisti dopo mesi di lontananza.

Nelle loro conversazioni a distanza, lui le aveva già parlato della parola intraducibile, “mamihlapinatapai”, appresa dagli ultimi sopravvissuti degli Yaghan.

Non c’era lingua al mondo che avesse una parola capace di far intuire anche lontanamente il significato di quell’espressione, la cui origine si perdeva nella notte dei tempi, e che ora era destinata a scomparire come la tribù dei suoi utilizzatori.

Quel vocabolo, quell’insieme di suoni quasi giocoso, poteva essere tradotto in italiano come l’atto di «guardarsi reciprocamente negli occhi sperando che l’altra persona faccia qualcosa che entrambi desiderano ardentemente, ma che nessuno dei due vuole fare per primo».

Miriam era consapevole della forza che hanno le parole e di quanto esse possano pesare sul destino degli uomini, ma mai si era trovata di fronte ad un’espressione che avesse contemporaneamente quella carica di speranza e di angoscia.

Pur essendo fondamentalmente una persona poco incline all’irrazionalità, negli ultimi tempi le conversazioni con il suo lui avevano fatto spuntare il tarlo di un presentimento, ed era come se quella parola avesse destato in lei il desiderio di qualcosa di nuovo, che da lungo tempo non provava: Joshua, a differenza del solito, ancora non le aveva detto quando sarebbe ripartito, cosa che in genere sapeva prima della fine dell’ultimo viaggio.

Si vestì per andare all’aeroporto di Fiumicino, si immise sul raccordo con la sua 500L color nero e guidò fino al terminal non pensando a niente di preciso, mentre alla radio davano hit che presto sarebbero state dimenticate.

Joshua era bellissimo. Anche ora, anche dopo decine di ore di viaggio, conservava una sua grazia quasi femminile. Si salutarono con un lungo abbraccio ma, mentre erano stretti, lei aprì gli occhi dietro le sue spalle. E con lo sconosciuto che usciva a sua volta dal terminal fu mamihlapinatapai.

di Silvio Di Monaco